Quando il problema non è lo stile, ma l’assenza di pensiero
Non ho la sfera di cristallo. E nemmeno dovrei averla.
Succede più spesso di quanto si creda.
Una telefonata di circa quindici minuti con un potenziale cliente.
Un uomo con un ruolo importante, grandi responsabilità, una richiesta apparentemente chiara:
“Voglio rinnovare il mio look. Voglio cambiare.”
Perfetto.
È esattamente da qui che parte un vero lavoro di consulenza d’immagine.
Il problema nasce subito dopo.
Le domande non sono chiacchiere: sono il lavoro
Per capire come cambiare, devo prima capire da dove si parte.
E questo passa inevitabilmente da alcune domande:
Cosa ti piace e cosa non ti piace?
Usi il colore o lo eviti?
Cosa vuoi comunicare quando entri in una stanza?
Dove vuoi che questo cambiamento sia visibile: lavoro, vita privata o entrambi?
Vuoi qualcuno che ti dica “mettiti questo” o un percorso che costruisca uno stile coerente con te?
Non sono domande astratte.
Sono strumenti professionali.
Eppure, a ogni domanda, la risposta è vaga. A volte silenziosa.
“Voglio qualcosa di diverso” non è un’indicazione
A un certo punto arriva la frase classica:
“Io cerco qualcosa di diverso.”
Diverso da cosa?
Nel mio lavoro, “diverso” può significare almeno dieci cose:
più autorevole, più moderno, più elegante, più essenziale, più carismatico, più internazionale.
Se non scegliamo quale “diverso”, non stiamo costruendo uno stile:
stiamo solo cambiando vestiti a caso.
Gli esempi servono a dare un linguaggio (non a etichettare)
Per aiutare chi non ha parole, uso esempi concreti.
Chiedo se si sente più vicino a un’eleganza essenziale come Armani
o a una più espressiva come Dolce & Gabbana.
Poi provo con i linguaggi di stile:
Preppy: ordine, classicismo, stile college
Hipster: texture, quadri, stratificazioni, un’anima più creativa
Spiego anche che gli stili possono fondersi, che non sono gabbie.
La risposta che ricevo è sempre la stessa:
“Io non sono vistoso.”
“Non sono vistoso” non significa nulla (da solo)
Questa è la frase che mi ha colpita di più.
“Non sono vistoso” può voler dire tutto o niente:
non ami i colori accesi?
non vuoi attirare attenzione?
preferisci linee pulite?
vuoi autorevolezza senza ostentazione?
vuoi lusso silenzioso?
vuoi mimetizzarti?
Senza specificarlo, non è una direzione di stile, è solo un limite non definito.
Dire “non sono vistoso” è come dire a un architetto:
“Voglio una casa, ma non esagerata.”
Serve altro. Molto altro.
Se avessimo parlato di Old Money…
A quel punto avrei potuto introdurre il concetto di stile Old Money:
un’estetica fatta di:
sobrietà
qualità
continuità
zero bisogno di dimostrare
Uno stile che ha avuto come riferimenti figure come Donald Trump o la famiglia Rockefeller:
non “vistosi”, ma inequivocabilmente riconoscibili per status e posizione.
Ma per parlare di Old Money serve una cosa fondamentale:
👉 avere almeno una minima curiosità o un riferimento culturale.
In quel contesto, sarebbe stato impossibile.
Non c’erano basi, né linguaggio, né immagini mentali.
L’esempio che dice tutto: Sergio Marchionne
Ho provato allora con un esempio concreto, italiano, manageriale, chiarissimo:
Sergio Marchionne.
Un dirigente di altissimo livello che:
ha scelto un’uniforme personale
ha eliminato il superfluo
ha trasformato la semplicità in identità
Maglione, camicia, pochissime variazioni.
Non per trascuratezza.
Per coerenza, riconoscibilità, focus.
Una lezione perfetta di immagine applicata al potere decisionale.
Risultato?
Ancora silenzio.
Il punto non è il ruolo. È la partecipazione.
Durante tutta la conversazione emerge più volte:
“Io sono un dirigente.”
“Io sono un ingegnere.”
“Ho responsabilità aziendali.”
Perfetto.
Ma il ruolo non sostituisce il pensiero.
Anzi: più il ruolo è alto, più l’immagine deve essere consapevole, non casuale.
Un consulente d’immagine:
non legge nella mente
non indovina
non lavora nel vuoto
Senza risposte, senza esempi, senza un minimo di coinvolgimento,
nessun professionista serio può costruire nulla.
Cambiare stile non è delega cieca
A un certo punto pongo la domanda più semplice:
C’è una parte del tuo corpo che preferisci valorizzare?
Parte superiore o inferiore?
Vuoi riequilibrare qualcosa o ti senti a tuo agio così?
Risposta:
“Va bene tutto, però voglio cambiare stile.”
Ed è qui che tutto si chiarisce.
👉 Non si può volere il cambiamento senza fare lo sforzo minimo di pensarci.
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Scrivo questo non per polemica, ma per chiarezza.
Ho lavorato con dirigenti, imprenditori, professionisti di alto livello.
Tutti avevano una cosa in comune:
👉 erano disposti a rispondere alle domande.
Non sempre avevano le idee chiare.
Ma erano pronti a costruirle.
Chi cerca un cambiamento rapido, superficiale, senza coinvolgimento,
forse otterrà qualcosa che dura poco.
Se è quello che cerca, va benissimo.
Ma non è il mio lavoro.
In conclusione
La consulenza d’immagine non è magia.
È metodo, linguaggio e collaborazione.
Dire “non sono vistoso” non basta.
Dire “voglio cambiare” non basta.
Serve pensiero.
E quando c’è, il cambiamento funziona. E dura.

