Nadia Maria Valle Nadia Maria Valle

Quando il problema non è lo stile, ma l’assenza di pensiero

TuttoQuando il problema non è lo stile, ma l’assenza di pensiero

Non ho la sfera di cristallo. E nemmeno dovrei averla.

“Voglio cambiare stile.”
È una frase che sento spesso.

Ma se a questa frase non seguono risposte a domande semplici —
cosa ti piace, cosa non ti piace, dove vuoi il cambiamento, cosa vuoi comunicare —
nessun professionista può lavorare seriamente.

La consulenza d’immagine non è magia né intuito.
È metodo, dialogo e consapevolezza.

Se l’unica risposta è “non sono vistoso”, non stiamo parlando di stile:
stiamo parlando di assenza di direzione.

Non ho la sfera di cristallo. E nemmeno dovrei averla.

Succede più spesso di quanto si creda.

Una telefonata di circa quindici minuti con un potenziale cliente.
Un uomo con un ruolo importante, grandi responsabilità, una richiesta apparentemente chiara:

“Voglio rinnovare il mio look. Voglio cambiare.”

Perfetto.
È esattamente da qui che parte un vero lavoro di consulenza d’immagine.

Il problema nasce subito dopo.

Le domande non sono chiacchiere: sono il lavoro

Per capire come cambiare, devo prima capire da dove si parte.
E questo passa inevitabilmente da alcune domande:

  • Cosa ti piace e cosa non ti piace?

  • Usi il colore o lo eviti?

  • Cosa vuoi comunicare quando entri in una stanza?

  • Dove vuoi che questo cambiamento sia visibile: lavoro, vita privata o entrambi?

  • Vuoi qualcuno che ti dica “mettiti questo” o un percorso che costruisca uno stile coerente con te?

Non sono domande astratte.
Sono strumenti professionali.

Eppure, a ogni domanda, la risposta è vaga. A volte silenziosa.

“Voglio qualcosa di diverso” non è un’indicazione

A un certo punto arriva la frase classica:

“Io cerco qualcosa di diverso.”

Diverso da cosa?

Nel mio lavoro, “diverso” può significare almeno dieci cose:
più autorevole, più moderno, più elegante, più essenziale, più carismatico, più internazionale.

Se non scegliamo quale “diverso”, non stiamo costruendo uno stile:
stiamo solo cambiando vestiti a caso.

Gli esempi servono a dare un linguaggio (non a etichettare)

Per aiutare chi non ha parole, uso esempi concreti.

Chiedo se si sente più vicino a un’eleganza essenziale come Armani
o a una più espressiva come Dolce & Gabbana.

Poi provo con i linguaggi di stile:

  • Preppy: ordine, classicismo, stile college

  • Hipster: texture, quadri, stratificazioni, un’anima più creativa

Spiego anche che gli stili possono fondersi, che non sono gabbie.

La risposta che ricevo è sempre la stessa:

“Io non sono vistoso.”

“Non sono vistoso” non significa nulla (da solo)

Questa è la frase che mi ha colpita di più.

“Non sono vistoso” può voler dire tutto o niente:

  • non ami i colori accesi?

  • non vuoi attirare attenzione?

  • preferisci linee pulite?

  • vuoi autorevolezza senza ostentazione?

  • vuoi lusso silenzioso?

  • vuoi mimetizzarti?

Senza specificarlo, non è una direzione di stile, è solo un limite non definito.

Dire “non sono vistoso” è come dire a un architetto:

“Voglio una casa, ma non esagerata.”

Serve altro. Molto altro.

Se avessimo parlato di Old Money…

A quel punto avrei potuto introdurre il concetto di stile Old Money:
un’estetica fatta di:

  • sobrietà

  • qualità

  • continuità

  • zero bisogno di dimostrare

Uno stile che ha avuto come riferimenti figure come Donald Trump o la famiglia Rockefeller:
non “vistosi”, ma inequivocabilmente riconoscibili per status e posizione.

Ma per parlare di Old Money serve una cosa fondamentale:
👉 avere almeno una minima curiosità o un riferimento culturale.

In quel contesto, sarebbe stato impossibile.
Non c’erano basi, né linguaggio, né immagini mentali.

L’esempio che dice tutto: Sergio Marchionne

Ho provato allora con un esempio concreto, italiano, manageriale, chiarissimo:
Sergio Marchionne.

Un dirigente di altissimo livello che:

  • ha scelto un’uniforme personale

  • ha eliminato il superfluo

  • ha trasformato la semplicità in identità

Maglione, camicia, pochissime variazioni.
Non per trascuratezza.
Per coerenza, riconoscibilità, focus.

Una lezione perfetta di immagine applicata al potere decisionale.

Risultato?
Ancora silenzio.

Il punto non è il ruolo. È la partecipazione.

Durante tutta la conversazione emerge più volte:

“Io sono un dirigente.”
“Io sono un ingegnere.”
“Ho responsabilità aziendali.”

Perfetto.
Ma il ruolo non sostituisce il pensiero.

Anzi: più il ruolo è alto, più l’immagine deve essere consapevole, non casuale.

Un consulente d’immagine:

  • non legge nella mente

  • non indovina

  • non lavora nel vuoto

Senza risposte, senza esempi, senza un minimo di coinvolgimento,
nessun professionista serio può costruire nulla.

Cambiare stile non è delega cieca

A un certo punto pongo la domanda più semplice:

  • C’è una parte del tuo corpo che preferisci valorizzare?

  • Parte superiore o inferiore?

  • Vuoi riequilibrare qualcosa o ti senti a tuo agio così?

Risposta:

“Va bene tutto, però voglio cambiare stile.”

Ed è qui che tutto si chiarisce.

👉 Non si può volere il cambiamento senza fare lo sforzo minimo di pensarci.

Questo articolo è anche una selezione

Scrivo questo non per polemica, ma per chiarezza.

Ho lavorato con dirigenti, imprenditori, professionisti di alto livello.
Tutti avevano una cosa in comune:

👉 erano disposti a rispondere alle domande.

Non sempre avevano le idee chiare.
Ma erano pronti a costruirle.

Chi cerca un cambiamento rapido, superficiale, senza coinvolgimento,
forse otterrà qualcosa che dura poco.

Se è quello che cerca, va benissimo.
Ma non è il mio lavoro.

In conclusione

La consulenza d’immagine non è magia.
È metodo, linguaggio e collaborazione.

Dire “non sono vistoso” non basta.
Dire “voglio cambiare” non basta.

Serve pensiero.
E quando c’è, il cambiamento funziona. E dura.

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Il valore della consulenza d'immagine oltre il prezzo

Quanto vale davvero una consulenza d’immagine?

Molto più di un prezzo.

È un percorso che ti ascolta, ti guida e ti dà strumenti reali per essere te stessa, in modo consapevole.

Al giorno d’oggi l’immagine è diventata la nostra porta d’ingresso. È il primo impatto, quello che in tre secondi racconta chi siamo, cosa vogliamo comunicare e in che modo ci presentiamo agli altri. Succede ovunque: nel lavoro, nella vita personale e perfino nelle situazioni più quotidiane.

Negli ultimi 10–15 anni il peso dell’immagine è cresciuto così tanto da superare spesso qualsiasi altra competenza. Lo vediamo ogni giorno, anche nei fenomeni più estremi come quello dei Sephora Kids: bambini ossessionati dall’apparire, che comprano prodotti di cosmesi senza saperne nulla, rischiando di rovinarsi la pelle e, peggio ancora, la crescita personale e mentale. (Tratteremo questo tema in un altro articolo, perché merita uno spazio dedicato.)


Quando qualcuno decide di informarsi o iniziare un percorso di consulenza d’immagine, la cosa fondamentale è una: affidarsi a un professionista vero.

Subito dopo, purtroppo, arriva il dilemma del prezzo. Capita spesso che si provi a “tirare sul prezzo”, pensando che spendere meno equivalga ad avere di più. Ma non funziona così.

Dietro un prezzo, anche quando può sembrare alto, ci sono formazione continua, studio, professionalità, esperienza e responsabilità. Non ci si improvvisa consulenti d’immagine. E non si lavora a caso.

Per dare una panoramica realistica: il prezzo medio di una consulente d’immagine è di circa 80€ l’ora. Le figure più affermate arrivano anche a chiedere, 150€ l’ora o oltre. E non è un capriccio: è il valore del servizio e delle competenze.


Il punto centrale però è un altro: il vero valore della consulenza è dare strumenti concreti, affinché la persona diventi autonoma.

Perché avere un’immagine che parla davvero di te apre porte ovunque: nel lavoro, nelle relazioni, nei rapporti con gli altri e, soprattutto, con te stessa/o.

Una consulenza d’immagine non è “solo moda” e non è “solo estetica”.

È un percorso.

È un accompagnamento.

È qualcuno che ti aiuta a capire dove sbagli, cosa puoi migliorare e in che modo farlo, e soprattutto è qualcuno che non ti tratta da stupido dicendoti solo “vestiti così”.

Se non ti fornisce strumenti per comprendere e migliorarti, quello non è un cambiamento: è un travestimento.


Negli anni ho seguito tante persone che hanno scelto di investire su se stesse. Molte di loro mi hanno scritto anni dopo per ringraziarmi. Perché un percorso fatto bene, pensato per te, costruito sulle tue necessità e sui tuoi gusti, rimane., porta frutti, ti apre strade nuove fuori e dentro di te.


Ormai avrai capito che il mio ruolo non è dirti cosa metterti. È ascoltarti, capire le tue esigenze reali, capire cosa ti piace, cosa comunichi senza accorgertene e cosa invece vorresti comunicare. È creare con te un percorso mirato, su misura, che unisca immagine e coaching.

Sì hai capito bene, non mi limito all’immagine: ti accompagno a capire, a chiederti il perché, ad affrontare retaggi e convinzioni limitanti, a scoprire come migliorarti senza snaturarti.

Questo tipo di lavoro vale oro, perché lo fai una volta, e ti rimane per sempre pronto ad essere replicato in totale autonomia ogni volta che lo vorrai senza un ulteriore mio intervento.

Quindi la riflessione finale è semplice: preferisci un prezzo più basso che spesso non porta al risultato…

oppure un percorso in cui tu sei davvero messa/o al centro, ascoltata/o, capita/o e guidata/o?

Ricorda: investire su sé stessi per arrivare al risultato desiderato è l’atto di coraggio e amore più grande e meraviglioso che si possa fare, che si rifletterà nel lavoro, nella vita, e in tutto ciò che costruisci ogni giorno.

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Quando il Cambio di Immagine Diventa una Necessità

Quando il Cambio di Immagine Diventa una Necessità

Nel mondo professionale e personale, arriva un momento in cui il cambio di immagine non è più un'opzione, ma una necessità. Che si tratti di un trasferimento, un salto di carriera, o un cambio di mansione, l'immagine che proiettiamo diventa lo specchio di chi siamo realmente.

Nel mondo professionale e personale, arriva un momento in cui il cambio di immagine non è più un'opzione, ma una necessità. Che si tratti di un trasferimento, un salto di carriera, o un cambio di mansione, l'immagine che proiettiamo diventa lo specchio di chi siamo realmente. Per i liberi professionisti e le aziende, un cambio d'immagine può significare un riposizionamento strategico sul mercato, riflettendo il proprio valore, sicurezza e competenza.

Rimanere incastrati nei classici stereotipi di giacca e cravatta non garantisce automaticamente la dimostrazione delle nostre capacità. L'immagine parla di noi, e i primi tre secondi sono cruciali per trasmettere sicurezza e competenza, specialmente in ambito professionale.

Anche nella sfera privata, l'immagine gioca un ruolo fondamentale nei rapporti interpersonali e nella relazione con noi stessi. Eventi significativi come matrimoni, divorzi, la nascita di un figlio, o il passaggio alla pensione possono richiedere un aggiornamento della nostra immagine per riflettere chi siamo ora.

In questi momenti, entra in gioco il consulente d'immagine. Il suo compito è guidarti e fornirti gli strumenti per gestire autonomamente la tua immagine, evitando la dipendenza dal professionista. Il consulente inizia comprendendo chi sei, cosa fai e quanto vali, trasformando gli abiti in un'estensione di te stesso. È un lavoro che ti permette di comunicare senza parole, esprimendo competenza, professionalità, libertà e sicurezza attraverso il tuo abbigliamento.


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La consulenza d’immagine come punto di partenza per un’evoluzione personale

La consulenza d’immagine come inizio di un percorso di evoluzione personale. Dalla mia crisi interiore alla scoperta del colore, del trucco e di me stessa. Un viaggio di autenticità fatto di cambiamento e consapevolezza.

La mia storia, il mio percorso e come ho imparato a rinascere attraverso i colori, lo stile e la consapevolezza.

Per me, la consulenza d’immagine non è mai stata solo una questione di abiti o colori. È il punto di partenza per un’evoluzione profonda — un viaggio dentro e fuori di sé.

Ho passato gran parte della mia vita a non capire chi fossi. Mi vestivo di nero per coprire, per nascondermi. C’è stata un’estate in cui ho indossato maglioni a collo alto. Non volevo mostrarmi, non mi accettavo. Ero in crisi con me stessa, e non vedevo una via d’uscita. Nessuna luce, solo confusione.

Poi la vita mi ha portata altrove. Prima a Genova, poi in Valle d’Aosta, nel 2016. È stato lì che ho cominciato, passo dopo passo, a riprendere vita. A capire che la mia vita non mi era dovuta, ma che dovevo costruirla io, giorno per giorno.

È iniziato così il mio percorso di crescita interiore — e, poco dopo, anche quello esteriore.

Nel 2017 ho deciso di realizzare un sogno: iscrivermi a un’accademia di make-up. Avevo 37 anni. Per qualcuno era “troppo tardi”. Per me, invece, era il mio nuovo inizio.

Nel 2018 mi diplomo e comincio a lavorare come make-up artist. Ma dentro sentivo che non bastava. Truccare le persone mi piaceva, ma desideravo aiutarle a ritrovare se stesse — come stavo facendo io.

Fin da bambina amavo i colori, i tessuti, le forme.

Mi ricordo il gioco Gira la Moda: passavo ore a creare look e combinazioni. Forse già allora stavo scrivendo il mio destino.

Dopo il make-up, il passo naturale è stato l’analisi del colore, quella che molti chiamano armocromia.

Poi il corso da personal shopper, per conoscere linee, proporzioni e materiali.

Mentre imparavo ad aiutare gli altri, capivo che stavo aiutando anche me stessa. Ho tolto il nero dal mio armadio, ho venduto tutto ciò che non mi rappresentava più.

E lì è iniziata la mia vera rinascita.

Ho cominciato a piacermi, a riconoscere il mio valore. E sì, lo ammetto: a volte, quando ricevo un complimento, ancora mi sembra di non meritarlo.

Ma accade sempre meno. Perché oggi so chi sono.

E la soddisfazione più grande è vedere le persone che ho seguito trasformarsi davanti ai miei occhi. Non conta quante siano: conta che ognuna di loro abbia iniziato ad amarsi di nuovo.

A vedersi davvero. A sentirsi bella non solo fuori, ma anche dentro.

Non mi sono mai più fermata.

Continuo a formarmi, a studiare, ad aggiornarmi — prima di tutto per me stessa. Perché solo migliorandomi, posso aiutare gli altri a migliorare davvero.

So cosa significa non riconoscersi, so cosa vuol dire non piacersi.

Ma so anche che il percorso, per quanto impegnativo, è meraviglioso.

E ne vale sempre la pena!

> “Non era troppo tardi. Era semplicemente il mio momento.”<

Se leggendo la mia storia hai sentito anche solo un piccolo richiamo dentro di te, sappi che il tuo percorso può iniziare proprio ora.

Con autenticità, consapevolezza e tanto colore!

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